Le Porte Monumentali
Stroncone mantiene ancora inviolato il suo circuito murario nel quale si aprono 3 porte: Porta Principale, originariamente fornita di una antiporta che rimetteva nella Piazza maggiore dove si trova l'Oratorio di S. Giovanni Decollato; Porta Capraia o di Sopra, che controlla le montagne verso Rieti ed immette alle vie degli Orti, caratteristico appezzamento legato alle case addossate alle mura; Porta di sotto o Porta Nuova, costruita accanto alla Chiesa di S. Maria della Neve, in direzione della città di Terni.
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Fontana delle Tre Tazze
Collocata nella Piazza della Libertà, la cinquecentesca fontana "delle Tre Tazze o di Piazza della Libertà", con il suo timpano triangolare centrale, i due delfini laterali scolpiti a bassorilievo, le tre vasche ovoidali sormontate da protomo leonine, mostra le tipiche caratteristiche di una fontana monumentale dall'elegante ed elaborata architettura. La realizzazione della fontana si può far risalire al 1559; un documento di tale anno, infatti, ne attribuisce l'esecuzione, a eccezione delle teste di leone, a due scalpellini probabilmente locali: mastro Pietro e mastro Moretto. La nuova fontana, costruita probabilmente si un fonte pubblico preesistente, venne ad arricchire lo spazio compreso tra le prime due porte d'ingresso al castello. Quello spazio infra portas fu in passato, insieme ad altri, un importante punto di riferimento come luogo d'incontro tra il mondo interno ed esterno, tra l'ambiente urbano e quello rurale. La posizione stessa della fontana, affrontata alla seconda porta d'ingresso al castello, dovè destare nella comunità meraviglia e ammirazione. Nel 1880 la fontana fu oggetto di un intervento che eliminò l'ampia scalinata di accesso alla stessa sostituendola con una vasca di raccolta per l'abbeveraggio del bestiame, ancora oggi esistente.
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Il Pozzo Medievale
Superata l'attuale porta d'ingresso, le antiche mura, le feritoie, simbolo del coraggio e della fierezza del popolo di Stroncone, il pozzo e la relativa cisterna di ampiezza quasi identica a quella della piazza soprastante, si ha l'impressione di entrare nella corte di un castello feudale. La notizia più antica della cisterna è del 1395 quando, nella riunione del consiglio, il consigliere Pietro Lutii propone la realizzazione di uno steccato ad reparandum locum cisterne inter portas. Si può probabilmente ipotizzare da un lato la necessità di salvaguardare le acque della cisterna, dall'altro l'esigenza di eliminare la pericolosità del luogo per la mancanza di un parapetto idoneo a garantirne la sicurezza. Nel documento del 1395 si parla comunque di locum cisterne ovvero il luogo dove era presente una cisterna la cui costruzione, pero', dovette cominciare diversi anni dopo se nella riunione dell'arengo del 1461 si discute della cisterna da farsi tra le porte grandi e si propone di eleggere uno o due uomini con l'incarico di occuparsi del suo rapido completamento per garantire l'approvvigionamento idrico nel periodo estivo. Con molta probabilità la cisterna citata nel documento del 1395 altro non era che un semplice pozzo, mentre la fabbrica della cisterna ancora oggi esistente in Piazza San Giovanni viene intrapresa soltanto tra il 1461 e il 1469. Si sa con certezza che la girella con catena fu acquistata a Roma, in piazza Navona, nel 1750.
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Piazza della Libertà
Agli inizi dell'Ottocento, sulla scia degli ideali rivoluzionari e della nuova concezione urbanistica del secolo, si pensò di abbattere la prima cinta muraria e la relativa porta per edificare, come in molte città e paesi d'Italia, la Piazza della Libertà. Ne fu affidato il progetto all'architetto Simelli di Stroncone che lo redasse nel 1818; i lavori, che di lì a poco seguirono, conferirono alla piazza un aspetto molto simile a quello attuale.
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Sacrario
Il Sacrario delle Armi – monumento che la pietà dei cittadini di Stroncone ha voluto erigere alla memoria dei caduti – custodisce circa quattrocento pezzi, fra cimeli storici, armi bianche, materiale d’armamento (armi da fuoco e loro parti), parti dell’equipaggiamento, munizionamento, congegni, altro. Particolarmente interessante la serie delle armi bianche, che parte da uno spadino da corte del Settecento, ed arriva ad una nutrita serie di baionette della prima guerra mondiale, e a molte sciabole e daghe da alta uniforme. Fra i pezzi di maggiore interesse, possiamo ricordare una parte del rotore dell'elica di uno Spitfire inglese (N. Inv. 323), colpito sul cielo di Terni nel corso di uno dei molti bombardamenti del 1943, e precipitato sui prati di Stroncone; un moschetto automatico OVP (Calibro 9 mm Glisenti) Matr. 119: pezzo di notevole valore, in quanto prodotto in soli cinquecento esemplari; un foglio della carta intestata del Negus; un pezzo (il nodo della travatura metallica) di un dirigibile italiano della Prima guerra mondiale (modello Forlanini). Ma soprattutto, è notevole la riproduzione fotografica (N. Inv. 212) di una lettera scritta da un ufficiale di Stroncone, prigioniero degli austriaci, ed inviata al padre per mezzo di un altro prigioniero, restituito dall'Austria nel 1917. Tra le righe scritte ad inchiostro nero, l'ufficiale ne aveva tracciate altre scritte col succo di limone, in cui narra la sorte dei soldati caduti nelle mani del nemico. Seguono i due testi, palese (in verde) e criptato (in blu). Da notare nel testo palese della lettera l'accenno ad un Tenente "Limoni". "Carissimo papà, 28.6.1917 Come d'accordo, dopo averti scritto giorni fa due cartoline, nelle quali l'annunciavo l'arrivo dei due ultimi pacchi, colle scatole e la stoffa, ti do nuove della mia ottima salute come spero sia di te, dei colleghi tutti, e della famiglia Valera. Ti ricordo qui i carissimi saluti del tenente Limoni e Arrighi. Abbiti un forte abbraccio, un bacione. Affez. tissimo tuo..." "Che si dice in Italia del scambio dei prigionieri? Qui, caro papà i nostri soldati muoiono come le mosche. La mia compagnia di trecento, ritornati dai Carpazi, dov'erano stati inviati per i lavori ne tornarono ottanta, morti di fame e dalle malattie e dalle bastonate. Negli ospedali di qui la mortalità è spaventosa: ne muoiono una ventina al giorno. Un orrore. Se credi comunicarlo, fallo pure. Noi si sta alla meno peggio e facciamo di tutto per quello che è nelle nostre forze di soccorrere i nostri soldati. I soldati stessi di ritorno dai lavori in Ungheria e sui Carpazi raccontano che un giorno dovettero intromettersi i gendarmi a far cessare un macello."
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