Sacrario

Il Sacrario delle Armi – monumento che la pietà dei cittadini di Stroncone ha voluto erigere alla memoria dei caduti – custodisce circa quattrocento pezzi, fra cimeli storici, armi bianche, materiale d’armamento (armi da fuoco e loro parti), parti dell’equipaggiamento, munizionamento, congegni, altro. Particolarmente interessante la serie delle armi bianche, che parte da uno spadino da corte del Settecento, ed arriva ad una nutrita serie di baionette della prima guerra mondiale, e a molte sciabole e daghe da alta uniforme.

Fra i pezzi di maggiore interesse, possiamo ricordare una parte del rotore dell'elica di uno Spitfire inglese (N. Inv. 323), colpito sul cielo di Terni nel corso di uno dei molti bombardamenti del 1943, e precipitato sui prati di Stroncone; un moschetto automatico OVP (Calibro 9 mm Glisenti) Matr. 119: pezzo di notevole valore, in quanto prodotto in soli cinquecento esemplari; un foglio della carta intestata del Negus; un pezzo (il nodo della travatura metallica) di un dirigibile italiano della Prima guerra mondiale (modello Forlanini).

Ma soprattutto, è notevole la riproduzione fotografica (N. Inv. 212) di una lettera scritta da un ufficiale di Stroncone, prigioniero degli austriaci, ed inviata al padre per mezzo di un altro prigioniero, restituito dall'Austria nel 1917. Tra le righe scritte ad inchiostro nero, l'ufficiale ne aveva tracciate altre scritte col succo di limone, in cui narra la sorte dei soldati caduti nelle mani del nemico. Seguono i due testi, palese (in verde) e criptato (in blu). Da notare nel testo palese della lettera l'accenno ad un Tenente "Limoni".

"Carissimo papà, 28.6.1917 Come d'accordo, dopo averti scritto giorni fa due cartoline, nelle quali l'annunciavo l'arrivo dei due ultimi pacchi, colle scatole e la stoffa, ti do nuove della mia ottima salute come spero sia di te, dei colleghi tutti, e della famiglia Valera. Ti ricordo qui i carissimi saluti del tenente Limoni e Arrighi. Abbiti un forte abbraccio, un bacione. Affez. tissimo tuo..."


"Che si dice in Italia del scambio dei prigionieri? Qui, caro papà i nostri soldati muoiono come le mosche. La mia compagnia di trecento, ritornati dai Carpazi, dov'erano stati inviati per i lavori ne tornarono ottanta, morti di fame e dalle malattie e dalle bastonate. Negli ospedali di qui la mortalità è spaventosa: ne muoiono una ventina al giorno. Un orrore. Se credi comunicarlo, fallo pure. Noi si sta alla meno peggio e facciamo di tutto per quello che è nelle nostre forze di soccorrere i nostri soldati. I soldati stessi di ritorno dai lavori in Ungheria e sui Carpazi raccontano che un giorno dovettero intromettersi i gendarmi a far cessare un macello."
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