Biblioteca Convento San Francesco

Il Convento di S. Francesco, fondato secondo la tradizione dallo stesso San Francesco nel 1213, divenne nel XVII sec. un importante centro di studi teologici, storici ed eruditi. Fra i dotti che operarono in questo secolo si può ricordare il teologo fra’ Costanzo Malvetani, frate Arcangelo Contessa e frate Agostino Mattielli che, con la sua Umbria Serafica e il Discorso sopra la terra di Stroncone, può considerarsi uno dei maggiori cronisti ed eruditi umbri del ‘600.

Il fervore per gli studi spinse gli studiosi del Convento alla costituzione di una Biblioteca, strumento indispensabile per la loro formazione e per le loro ricerche. Negli anni successivi la Biblioteca si arricchì di numerosi lasciti e donazioni, sì da creare una fra le più ricche raccolte francescane in Umbria.

La nascita e le prime vicende di questa Biblioteca vengono narrate da frate Arcangelo Contessa (1557-1660), che ne fu il primo bibliotecario ed ordinatore, in un manoscritto conservato oggi presso la Biblioteca Civica di Terni.

Dal Contessa apprendiamo che il primo nucleo della Biblioteca fu costituito da tre casse di libri appartenute a frate Giovanni Vici (discendente della famiglia Vici) ed inviate nel 1584 da Roma a Stroncone proprio con lo scopo di crearvi una raccolta bibliografica. Padre Bonaventura Cecconcelli, giunto nel Convento come lettore, sistemò il contenuto della cassa nella cosiddetta "stanza della logia" e, nel 1613, ritornato a Stroncone dopo un breve periodo di allontanamento, non solo arricchì la raccolta con altri libri, ma si occupò anche dell’allestimento di una apposita stanza ove collocare la libreria. Alla sua morte frate Arcangelo Contessa fu incaricato di organizzare la nuova Biblioteca e nel 1624, portata a compimento l’opera, fu difesa da una scomunica per chiunque vi sottraesse testi.

Al nucleo originario furono aggiunte opere di legge e di lettere di proprietà dei dotti frati dimoranti nel convento, o di benefattori che ad esso ne facevano dono. Nonostante la scomunica, molti furono rubati ed altri furono irrimediabilmente rovinati.

Per porre rimedio al disperdersi delle opere, nel 1633 venne coniato il timbro attestante la proprietà del Convento e fu redatto un particolareggiato inventario di tutti i volumi presenti nella libreria. Grazie a questo importante strumento si possono oggi ricavare notevoli informazioni sulla tenuta e consistenza della ricca Biblioteca francescana.

Essa era situata all’interno del Convento, in una stanza al secondo piano, sopra la sagrestia, la stessa ove ancor oggi ha sede, bene illuminata da tre ampie finestre e caratterizzata da nove armadi o scanni in legno massicci dove i volumi erano collocati per argomento e formato. La Biblioteca era ricca di opere cinquecentine, nonché di non pochi incunaboli; la consistenza si aggirava intorno ai 1080 pezzi e le materie in cui era suddivisa la raccolta riguardavano Scientia liberalis, paripatetica, iudicialis, divina, sacra, ortodossa, concionalis (dei Pubblici Discorsi), historica, communis. Nel corso degli anni la Biblioteca si arricchì notevolmente di altre opere librarie tanto che nel 1724 Girolamo da Perugia, nella relazione fatta ai superiori in occasione della visita canonica al Convento, scriveva: "Per quanto finalmente spetta alla libreria nel suddetto Convento vi è libreria formale et è una delle più superbe che sia in Provincia, ben tenuta, e ben posta per indici; e vi sono in tutto, senza li manoscritti e prohibiti, 2263 pezzi di libri".

Con le soppressione napoleoniche e gli incameramenti post unitari, a seguito dei quali, seppur per breve tempo, la chiesa e i beni del Convento di S. Francesco diverranno proprietà demaniale, la Biblioteca subirà dolorose mutilazioni e i testi più preziosi andranno perduti.

Nonostante i numerosi depauperamenti, grazie all’isolamento del piccolo Convento, molti testi rimasero nella loro antica collocazione e ancora oggi è possibile ammirare la Biblioteca nella sua originaria disposizione.
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