S. Michele Arcangelo

La chiesa è menzionata in un documento del Regesto Farfense di Gregorio da Catino sotto l'anno 1012 come oratorio di S. Angelo. Dedicata a san Michele Arcangelo patrono di Stroncone, a seguito di interventi avvenuti in tempi diversi, ha assunto l'aspetto di una chiesa del '600. E' a pianta basilicale a tre navate, ha il fonte battesimale ed è chiesa matrice.

Il culto, molto antico, per l'Arcangelo Michele è sicuramente da collegare a quello Micaelico del Gargano diffuso a Stroncone, come in altri luoghi vicini, molto probabilmente dai Longobardi del Ducato di Spoleto.

La posizione stessa della chiesa situata in luogo aspro ed elevato, un tempo ricoperto da rigogliosa vegetazione, ancora oggi in parte esistente seppure di tipo diverso, potrebbe essere testimonianza di quanto affermato. Non è da escludere altresì la presenza, in origine, di una grotta ma le modificazioni del sito e della chiesa nei secoli hanno cancellato quegli elementi che avrebbero potuto suffragare tale ipotesi.

Insieme all'oratorio di S. Giovanni Decollato è la chiesa più bella e finemente decorata della terra di Stroncone; conserva, all'interno, pregevoli opere d'arte:

Cappella dell'Angelo Custode: è la terza cappella a destra, di pianta rettangolare e con volta a botte. Si può ivi ammirare la pala raffigurante L'Angelo Custode che ammonisce un giovane inserita in una cornice in stucco finemente decorata con motivi floreali e testine di amorini. Definiscono l'altare due colonne tortili che ripetono il motivo della cornice nella parte inferiore, mentre il resto del fusto è decorato da tralci di vite fino ai capitelli di stile ionico. Sull'architrave due putti ed altri due sono disposti ai lati della cimasa; sul frontone è posta un'altra coppia di putti abbracciati e simmetrici. Il sottarco della volta risulta più elaborato e ricco di stucchi con ornati floreali e cherubini. Le cornici inquadrano tre affreschi: a sinistra lo Spirito Santo, al centro il Miracolo di S. Antonio, a destra una Predica del Santo. Autori degli stucchi i due fratelli stronconesi Cristoforo e Gregorio Grimani la cui attività plasticatoria è documentata con atto notarile del 1602, dal quale si apprende che i Grimani provvidero a loro spese.

Cappella del SS. Crocifisso: è la seconda cappella a sinistra. Ha una semplice pianta rettangolare con volta a botte. In una teca al centro dell'altare è collocato un Crocifisso ligneo ascrivibile alla fine del '300 con i simboli della passione ai lati; la cornice è in stucco dorato coronata da un ovale sorretto da due putti. Le colonne dell'altare sono di ordine corinzio, per un terzo decorate con stucchi a rilievo poi scanalate. Superiormente la finestra è contornata da angeli; all'estremità del rivolto verso l'alto il centro della volta ove, inseriti in un tondo, altri angeli sorreggono la Sindone con i simboli della passione. Nelle nicchie ai lati della macchina dell'altare sono presenti due sculture a tutto tondo in stucco: qualla di sinistra simboleggia la Giustizia, poiché coronata, con un monile al collo nel quale è scolpito un occhio, impugna nella destra la bilancia e, forse, la spada nella sinistra; quella di destra, forse la Speranza, con una ghirlanda in testa e un ramoscello nella destra.

L'attribuzione dell'opera a Gregorio Grimani è documentata nel manoscritto del Salvati, in cui si legge che «l'altare del SS. Rosario (fu) fatto dal bravissimo scultore e pittore, unitamente a quello del SS. Crocefisso, Gregorio Grimani nativo di Strettura».

Cappella della Madonna del rosario: è la prima cappella a sinistra, di pianta rettangolare con volta a botte. Su una mensa, arricchita da un raffinato paliotto in scagliola con eleganti decorazioni floreali su fondo nero, si imposta una grande macchina d'altare definita ai lati da colonne che presentano per un terzo del fusto girali floreali in stucco ed il restante scanalato. Esse incorniciano la pala raffigurante la Madonna del Rosario, opera di Bartolomeo Barbiani da Montepulciano, datata 1628, e i quindici Misteri posti tutto intorno. Superiormente, al centro del timpano, l'Incoronazione della Vergine. Raffinate cornici in stucco contornano la pala, le formelle e lo stesso timpano. La trabeazione è decorata da graziose teste di amorini di identica fattura, riproposte anche sui pilastri dell'arcone di accesso alla cappella. Nella parte superiore dell'altare, ai lati del timpano spezzato, sono adagiate due sibille. Nella volta della cappella sono dipinti al centro una scena della Vita della Vergine all'interno dio una cornice ottagonale in stucco, caratterizzata da elementi vegetali e frutta, e a destra la Presentazione al tempio. Sui pilastri e sull'arcone di ingresso, sono presenti angeli scultorei che mostrano i simboli di Maria domina, la sfera e la corona di fiori: altri due putti nell'archivolto sostengono un cartiglio nella quale si legge l'iscrizione riferita al rosario come mezzo per salire al Cielo.

Tutto il complesso rivela compostezza di atteggiamenti e armonia di forme come sottolineato dalla gestualità dei due angeli che sembra abbiano lasciato da poco cadere il tendaggio per mostrare ai fedeli la via della salvezza simboleggiata dal rosario. L'artista raggiunge così il suo scopo: sorprendere lo spettatore ed illustrare, nello spirito della Controriforma, la verità della fede. Il Salvati, nella sua autobiografia, attribuisce allo scultore Gregorio Grimani la costruzione decorazione di questa cappella, eseguita nel 1616.

Cappella della Madonna del Carmine: la prima cappella a destra, con la statua di marmo finissimo della santissima Vergine del Carmine; la cappella era officiata dalle terziarie carmelitane da molti anni introdotte in Stroncone ove conducevano una vita molto virtuosa e buona.

Cappella della sacra famiglia già di San Lorenzo: con pala raffigurante la Sacra Famiglia, opera Mazzareni del secolo XIX.

L'abside propone tre statue lignee: S. Michele Arcangelo titolare della chiesa, S. Pietro e S. Vincenzo de' Paoli; intorno storie dell'Arcangelo Michele, santi e sante cui il popolo di Stroncone è particolarmente devoto. La volta presenta decorazioni e ornamentazioni a stucco dei fratelli Grimani. Di particolare interesse presso l'altare maggiore il tabernacolo degli oli santi, pregevole opera di marmo del secolo XV, portato da Roma dal notaio Giovan Battista Umani, cavaliere e conte palatino, con una spesa di 22 ducati.
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